giovedì 26 giugno 2008

Domenica 29 giugno si festeggia San Pietro, il Santo più autentico, più fragile ed umano della storia. Potremmo definirlo quello più simile a noi

San Pietro fù nominato il primo tra i discepoli perché era, tra tutti, il più umano e cioè quello che oseremo definire il più vicino a tutti noi. Kefa, che in aramaico significa roccia, venne chiamato così dal Cristo nonostante nel Vangelo vengono riportate e sottolineate tutte le sue debolezze, le sue fagilità, le sue emotività, i suoi dubbi e le sue ire. Ma venne chiamato anche, Pescatore di uomini, per i suoi impeti d'amore, per il suo sapersi disporre in maniera unica allo Spirito Santo e alla Parola di Dio, come quando Gesù disse:

"Voi chi dite che io sia?". Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l`hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".

Ecco perché il Nazareno scelse proprio lui, perché Pietro era il più vero e il più umano cioè colui il quale rappresentava meglio di tutti gli altri la totalità dell'essere uomo, infatti, Simone (altro nome di Pietro che significa l'ascoltatore), come facciamo spesso noi, tradì il suo Maestro tre volte; non pregò e non diede nessun sostegno a Cristo nell'orto degli ulivi durante la passione, facendosi sopraffare e vincere dal sonno e dalla stanchezza umana, nel momento di maggiore sofferenza e dolore di nostro Signore; in un altro frangente preso dall'ira tagliò l'orecchio a Malco per difendere Gesù dai soldati del Sinedrio, in un'altra circostanza fu chiamato da Gesù addirittura Satana ed infine mostrò anche il suo essere dubbioso e pieno di insicurezze:

"Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque". Ed egli disse: "Vieni!". Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: "Signore, salvami!". E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?". Appena Saliti sulla barca il vento cessò.

Kefa era diverso dal resto dei discepoli, era spesso in errore, ma allo stesso tempo era anche prontissimo ad essere il più vicino tra i 12 a Gesù; è anche vero che lo aveva rinnegato ma si era così pentito di quel gesto, era così innamorato del Cristo, che pianse amaramente ; ed è anche vero che il Signore lo rimproverava continuamente, ma solo perché, conoscendolo intimamente come nessun altro, sapeva benissimo di trarre in lui il meglio che c'era in circolazione tra gli uomini, infatti, Simone detto Pietro lo ripeteva all'infinito al Nazareno quel "Io ti amo" e lo sottolineava con orgoglio e fede viva quel: - "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. Noi abbiamo conosciuto e creduto che tu sei il Santo di Dio".

Simone esprimeva il sentire di queste frasi con tutto sé stesso e questo il Figlio di Dio lo sapeva molto bene tant'è che un giorno, dopo la resurrezione apparendo a Pietro disse:

“Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi ami?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”. Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi ami?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi”.

Ho voluto parlavi di Pietro, anzi di Kefa=Roccia perché tutti noi abbiamo in lui un esempio per entrare nel Regno dei Cieli, per raggiungere la Signoria di Dio. Gesù diceva che non è immolando animali e seguendo in maniera vuota la legge che saliremo in Cielo, ma è con il cuore, con l'amore verso Dio e il Prossimo, cioè offrendo interamente noi stessi che meriteremo la Gerusalemme Santa.

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