Niente alibi, solo Messina: la vetta si conquista nel fango
Sulla terra battuta e sul fango del rione, sotto il vento dello Stretto si fa la tradizione. Da quando i bastardi di Scoglio stringevano i denti, tra i campi in terra battuta e i sogni dei presenti. Non servivano i manti d'erba fine o il velluto, quando pure Maradona nel fango si è seduto. Perché il calcio a Messina è un'antica battaglia: si sputa il sangue e si onora la maglia. Oggi la piazza si accende e fa boato, un 5-1 da incorniciare che ha riaperto il fiato, dieci punti sul tavolo, in cima al girone, con la voglia di spingere forte la rivoluzione. I comunicati, le carte, le rese dei conti, lasciali ai palazzi e ai loro orizzonti. Chi vive questa fede conosce la sua sorte: tenere duro proprio quando la bufera è forte. Niente alibi, niente sconti, nessuna resa: Messina risponde e la fiamma è già accesa. Che sia l'erba del San Filippo o la polvere antica, bisogna sputare sangue fino all'ultima fatica.