Dio, la Madre della Lettera ed il fubboll, della serie A Messina non c'è nenti!
'U Signuri chi fici tutti i cieli e tutta a terra, pinsava tra iddu e iddu stissu: a stu popolu 'ngratu un mari non ci bastava, ci ni desi dui, du mari non ci bastavanu e ci desi puru du laghi, i laghi non ci piaciunu picchi erunu duci e io ca me onnipotenza e fozza mi misi mi ci fazzu spatti d'acqua sammastra.
Poi ci fici i spiaggi aunni putiuni pigghiari u chiu bellu suli, raggianti rinvigorenti e iddi inveci mi si fannu ricuaddiari chi era tutta saluti, dissiru chi bampava assai e chi si scattiava du cauddu, allura ci fici i coddi mi si riparunu cu boschi e pineti, ma iddi mai cuntenti dissiru chi c'era troppu viddi e ci vinia l'alleggia e non putiuni rispirari boni. Poi aviunu fami e passannu o cibu i cosi non canciaunu, sempri chi 'ssi lamintaunu, ma vidennu mi me matri chi mi supplicava pi sto populu chi avi a cori; mancu e nozzi i cana usai accussì tanta razia o quannu moltipicai i pani e i pisci e cu tantu amuri ci desi tutti i tipi di nimali chi stannu sutta l'acqua: ci desi u spada, i costaddelli, a spatola, sauri, opi, cerni, ma iddi dissiru chi i pisci ni saziaunu e vuliunu a canni, fici n'autru sospiru, me matri mi vaddava sempri cu l'occhi duci du cori i matri e così iammai na tarigghia e ci desi i bracioli, iddi sazi i bracioli e ca bobbia china, mi rispunneru chi a canni chi patati non ci bastava chiu, vuliunu u pisci stoccu, ma non ci bastava fattu a 'nsalata e infatti u vosiru magari a ghiotta e dopo tutto questo urlavano ancora: 'cca non c'è nenti, 'cca non c'è nenti e cosi ci desi na guantera i duci i tutti i tipi e fommi, ma loro volevano qualcosa di più salato e così sempre dietro le grandi preghiere di mia madre ci desi i sacri rustici dell'olimpo: pituni fritti, arancini d'ogni tipo, san Danieli puru a iddu eppi a scumudari, non sapia chiu chiddu chi m'avia nbintari mi ccuntentu.
Loro continuavano a gridare: Signuri cca non c'è nenti, li feci diventare Protometropoli di Sicilia e Magna Grecia e la capitale d'orienti insemi a Costantinopoli nel 407 d.C. e ancora mormoravano tra loro, cca non c'è nenti, a Missina non c'è nenti.
Così visto che questo popolo amava più di ogni altra cosa ,dopo mia madre, il Calcio gli mandai la serie A, il loro sogno più grande e poi ritornarci dopo 39 anni dopo sarebbe stata l'apoteosi del creato, ma iddi vuliunu a Messi e Cristiano Ronaldo, non ci bastaunu Zampagna, Coppola, Sullo, Parisi, Di Napoli e così nella mia onniscienza scrutai e mi accorsi che dopo avergli, nel futuro ancora non accaduto, fatto vincere la Champions venivano davanti al Santissimo e alle mie statue a gridarmi: Signuri, ma a Missina picchi non c'è nenti, quella fu la goccia che fece traboccare il vaso al che dissi: - Mamma stavolta ma fimmari, perdonami, devo dargli una punizione per fargli capire che tutto quello che gli ho dato sino ad oggi è tutto l'oro del mondo e le grazie dell'universo, solo così (forse) capiranno cosa avevano nelle mani e che a Missina non solo c'è tutto ma c'è anche troppo per come si comportano.
Voce controcampo: E così u patretennu ci castigò con la cosa che più amavamo al mondo, u fubboll, u palluni, i pattiti o campu, i cori, i coreografi facendoci vivere 20 anni di anonimato calcistico e di atroce sofferenza e dolore pallunaru.
Il resto della storia la conoscono e la conoscete tutti.
U Signuri dopo vint'anni tunnau a pensare nto so sacru cori e rivolgendosi a Matri 'a Littra tornò a dire: - Ho intenzione di farli tornare aunni sta città, ma sulu pi tia Matri, merita, ma spero che stavolta la smettano di dire che a Messina non c'è nenti perché hanno rotto le palle che tengono il tempio e finalmente, me lo auguro, possano assaporare con piacere, amore, gioia, gratitudine e gusto tutto quello che gli mando ogni giorno.
Spero vivamente che la smettano di essere presuntuosi, scattri a modu soi, e superbi, spero che la smettano di pensare di sapiri tutti cosi iddi picchi non sannu nenti.
Così dopo chi finia stu discussu mi vutai n'autra vota vessu me matri e ci dissi: Matri u fazzu Sulu pi tia picchi du ionnu du 3 giugno a sti ingrati ci promittisti amuri, benedizioni, doni e 'razi di ogni tipo. E u fazzu pi tutti i Santi chi sta città avi, chi ogni ionnu si 'nginocchiunu pressu 'u me tronu pi dumannari razzi pi' stu populu: chista è a to terra matri mei.
Il Messina tornerà tra le grandi del calcio, Matri u decidia ca me ferma e incorruttibili volontà. Mamma ho deciso e così sarà.
La Vergine felice della decisione del figlio, Maria della Sacratissima Lettera, Dama Bianca e Regina delle Vittorie e dei Prodigi rispunniu: Figghiu mei u sai picchi du ionnu decisi i scriviri a littra? Vadda u ionnnu da me assunzioni, 2000 cristiani mi tirunu pi stradi di sta ranni città e 200.000 fedeli m'acclamunu ciancennu e pregannu, invocannu misericordia mi supllicunu pi iddi e i so cari. Vadda quantu amuri e divuziuni. Picchi nuddu, nta tutta terra pattiu da so città, da so casa, da accusì luntanu pi canusciri a Matri du loru Diu, du so Signuri. Du ionnu di 42 anni dopo a to nascita provai enorme compassione e tantu amuri pi missinisi di ieri, oggi e dumani.
Yoshua la loro Fede era molto chiù ranni di tutti i lamentele continui, figghiu mei, cori du me cori, sangu due me sangu, nuddu comu stu populu t'ama e cridi in tia.
Traduzione dal dialetto messinese:
Poi gli ho fatto le spiagge dove potessero prendere il sole più bello, raggiante e rinvigorente, e loro invece di comprendere che era tutta salute, dissero che bruciava troppo e che si moriva dal caldo. Allora gli ho fatto le colline per ripararsi con boschi e pinete, ma loro, mai contenti, dissero che c'era troppo verde, che gli veniva l'allergia e non potevano respirare bene. Poi avevano fame, e passando al cibo le cose non cambiavano, sempre a lamentarsi! Ma vedendo mia madre che mi supplicava per questo popolo che ha nel cuore... nemmeno alle nozze di Cana usai così tanta grazia o quando moltiplicai i pani e i pesci! Con tanto amore gli ho dato tutti i tipi di animali che stanno sotto la superficie dell'acqua: gli ho dato il pesce spada, le costardelle, la spatola, i sauri, le ope, le cernie, ma loro dissero che i pesci non li saziavano e volevano la carne. Ho fatto un altro sospiro, mia madre mi guardava sempre con gli occhi dolci del cuore di una madre, e così ho acceso una fornacella e gli ho dato le braciole. Loro, sazi di braciole e con la pancia piena, mi risposero che la carne con le patate non gli bastava più, volevano il pesce stocco, ma non gli bastava fatto all'insalata e infatti lo pretesero pure a ghiotta! E dopo tutto questo urlavano ancora: 'Qua non c'è niente, qua non c'è niente!'. E così gli ho dato un vassoio di dolci di tutti i tipi e forme, ma loro volevano qualcosa di più salato, e così, sempre dietro le grandi preghiere di mia madre, gli ho dato i sacri rustici dell'Olimpo: pitoni fritti, arancini di ogni tipo, pure San Daniele ho dovuto scomodare, non sapevo più cosa inventarmi per accontentarli!
Loro continuavano a gridare: 'Signore, qua non c'è niente!'. Li ho fatti diventare Protometropoli di Sicilia e della Magna Grecia, e la capitale d'Oriente insieme a Costantinopoli nel 407 d.C., e ancora mormoravano tra loro: 'Qua non c'è niente, a Messina non c'è niente!'.
Così, visto che questo popolo amava più di ogni altra cosa — dopo mia madre — il Calcio, decisi di mandargli la Serie A, il loro sogno più grande. E poi ritornarci dopo 39 anni sarebbe stata l'apoteosi del creato! Ma loro volevano Messi e Cristiano Ronaldo, non gli bastavano Zampagna, Coppola, Sullo, Parisi, Di Napoli... E così, nella mia onniscienza, ho scrutato il futuro e mi sono accorto che, persino dopo avergli fatto vincere la Champions (in un futuro non ancora accaduto), sarebbero venuti davanti al Santissimo e alle mie statue a gridarmi: 'Signore, ma a Messina perché non c'è niente?'. Quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, al che ho detto: 'Mamma, stavolta mi devo fermare. Perdonami, devo dargli una punizione per fargli capire che tutto quello che gli ho dato fino ad oggi è tutto l'oro del mondo e le grazie dell'universo. Solo così (forse) capiranno cosa avevano tra le mani, e che a Messina non solo c'è tutto, ma c'è anche troppo per come si comportano!'"
Voce fuori campo: E così il Padreterno ci castigò con la cosa che più amavamo al mondo: il calcio, il pallone, le partite allo stadio, i cori, le coreografie, facendoci vivere vent'anni di anonimato calcistico e di atroce sofferenza e dolore pallonaro.
Il resto della storia la conoscono e la conoscete tutti.
Il Signore, dopo vent'anni, è tornato a pensare, immedesimandosi nel suo Sacro Cuore e, rivolgendosi alla Madonna della Lettera sua madre, ha detto di nuovo:
- "Ho intenzione di farli tornare dove questa città merita, ma solo per te, Madre. Spero però che stavolta la smettano di dire che a Messina non c'è niente, perché addirittura hanno rotto le palle di piombo che reggono il tempio! E finalmente — me lo auguro — possano assaporare con piacere, amore, gioia, gratitudine e gusto tutto quello che gli mando ogni giorno.
Spero vivamente che la smettano di essere presuntuosi, furbi a modo loro, e superbi; spero la smettano di pensare di sapere sempre tutto loro, perché non sanno proprio niente!"
Così, dopo aver finito questo discorso, mi sono voltato un'altra volta verso mia madre e le ho detto: "Madre, lo faccio solo per te, perché quel giorno del 3 giugno a questi ingrati hai promesso amore, benedizioni, doni e grazie di ogni tipo. E lo faccio per tutti i Santi che questa città possiede e che ogni giorno inginocchiandosi chiedono grazie per questo popolo: questa è la tua terra, madre mia. Il Messina tornerà tra le grandi del calcio, Mamma, l'ho deciso con la mia ferma e incorrutibile volontà!"
La Vergine, felice della decisione del figlio, Maria della Sacratissima Lettera, Dama Bianca e Regina delle Vittorie e dei Prodigi, rispose: "Fiiglio mio lo sai perché quel giorno ho deciso di scrivere la Lettera? Guarda il giorno della mia Assunzione, 2000 fedeli mi tirano per le strade di questa grande città di sta e 200.000 fedeli mi acclamano piangendo e pregando, invocando misericordia mi supllicano per sè stessi e i loro cari. Guarda quanto amore e devozione. Perché nessuno, in tutta la terra, è mai partito dalla propria città, dalla propria casa, da così lontano solo per conoscere la Madre del proprio Dio, del proprio Signore. Quel giorno, 42 anni dopo la tua nascita, ho provato un'enorme compassione e un amore grandissimo verso tutti i messinesi passati presenti e futuri.
Spero vivamente che la smettano di essere presuntuosi, furbi a modo loro, e superbi; spero la smettano di pensare di sapere sempre tutto loro, perché non sanno proprio niente!"
Così, dopo aver finito questo discorso, mi sono voltato un'altra volta verso mia madre e le ho detto: "Madre, lo faccio solo per te, perché quel giorno del 3 giugno a questi ingrati hai promesso amore, benedizioni, doni e grazie di ogni tipo. E lo faccio per tutti i Santi che questa città possiede e che ogni giorno inginocchiandosi chiedono grazie per questo popolo: questa è la tua terra, madre mia. Il Messina tornerà tra le grandi del calcio, Mamma, l'ho deciso con la mia ferma e incorrutibile volontà!"
La Vergine, felice della decisione del figlio, Maria della Sacratissima Lettera, Dama Bianca e Regina delle Vittorie e dei Prodigi, rispose: "Fiiglio mio lo sai perché quel giorno ho deciso di scrivere la Lettera? Guarda il giorno della mia Assunzione, 2000 fedeli mi tirano per le strade di questa grande città di sta e 200.000 fedeli mi acclamano piangendo e pregando, invocando misericordia mi supllicano per sè stessi e i loro cari. Guarda quanto amore e devozione. Perché nessuno, in tutta la terra, è mai partito dalla propria città, dalla propria casa, da così lontano solo per conoscere la Madre del proprio Dio, del proprio Signore. Quel giorno, 42 anni dopo la tua nascita, ho provato un'enorme compassione e un amore grandissimo verso tutti i messinesi passati presenti e futuri.
Yoshua, la loro Fede era molto più grande di tutte le loro continue lamentele. Figlio mio, cuore del mio cuore, sangue del mio sangue... nessuno ama e crede in te come questo popolo!"
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Bellissimo racconto pieno di grandi verità
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