Niente alibi, solo Messina: la vetta si conquista nel fango
Sulla terra battuta e sul fango del rione,
sotto il vento dello Stretto si fa la tradizione.
Da quando i bastardi di Scoglio stringevano i denti,
tra i campi in terra battuta e i sogni dei presenti.
Non servivano i manti d'erba fine o il velluto,
quando pure Maradona nel fango si è seduto.
Perché il calcio a Messina è un'antica battaglia:
si sputa il sangue e si onora la maglia.
Oggi la piazza si accende e fa boato,
un 5-1 da incorniciare che ha riaperto il fiato,
dieci punti sul tavolo, in cima al girone,
con la voglia di spingere forte la rivoluzione.
I comunicati, le carte, le rese dei conti,
lasciali ai palazzi e ai loro orizzonti.
Chi vive questa fede conosce la sua sorte:
tenere duro proprio quando la bufera è forte.
Niente alibi, niente sconti, nessuna resa:
Messina risponde e la fiamma è già accesa.
Che sia l'erba del San Filippo o la polvere antica,
bisogna sputare sangue fino all'ultima fatica.
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